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“Crans-Montana: scappava con i soldi della cassa mentre i ragazzi morivano”

  • Immagine del redattore: Angela Nicoletti
    Angela Nicoletti
  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

La notte di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera, si è trasformata in un incubo per 47 giovani che avevano deciso di festeggiare l’inizio del nuovo anno in discoteca. Il locale “Le Constellation” è stato teatro di una tragedia senza precedenti: un incendio ha rapidamente avvolto la sala, intrappolando i presenti e portando alla morte decine di ragazzi. Tra le vittime, purtroppo, ci sono diversi giovani italiani, figli di famiglie che avevano riposto fiducia nelle persone che li avrebbero dovuti proteggere.


Ma le immagini che stanno emergendo dalle indagini fanno ancora più male. Le telecamere di sorveglianza hanno ripreso Jessica Moretti, titolare del locale, mentre si allontana con la cassa sotto il braccio mentre all’interno il fuoco dilagava e i ragazzi morivano. Accanto a lei, il marito Jacques Moretti, già dichiaratosi disponibile a collaborare con le autorità, sembra testimoniare una priorità chiara: salvaguardare l’incasso della serata, piuttosto che garantire la sicurezza dei giovani.


Il quadro che emerge dall’inchiesta è drammatico: possono configurarsi reati di omissione di soccorso e responsabilità nella gestione dei locali. Ma al di là delle implicazioni legali, resta un monito morale devastante. In quella notte, la superficialità e l’egoismo hanno prevalso sulla vita di chi era affidato a degli adulti.


La dinamica della tragedia


Secondo quanto ricostruito dagli investigatori e riportato dalla trasmissione Mattino 5, l’incendio è divampato rapidamente nel locale, impedendo a molti di fuggire. Le vie di uscita non erano sufficientemente segnalate o accessibili, e la gestione della sicurezza si è rivelata gravemente inadeguata. Mentre i ragazzi cercavano disperatamente una via d’uscita, i proprietari si sarebbero concentrati sul denaro piuttosto che sulle vite sotto la loro responsabilità.


Le vittime italiane – di diverse regioni del Paese – avevano tra i 18 e i 25 anni, ragazzi affidati alle mani di adulti di cui le famiglie avevano riposto fiducia. Le famiglie, oggi, devono fare i conti con una perdita che non ha nulla a che fare con la casualità: è il risultato di scelte sbagliate, omissioni e mancanza di responsabilità.


Un’analisi sociale: quando gli adulti smettono di fare gli adulti


Questa tragedia non è solo cronaca nera. È uno specchio della società odierna. Viviamo in un mondo dove spesso il profitto immediato prevale sulla tutela della vita. L’ossessione per il guadagno e il successo economico può diventare più importante della protezione di chi è vulnerabile, come dimostra il gesto dei coniugi Moretti quella notte.


Crescere un figlio oggi significa affrontare sacrifici enormi. Affidarlo ad altri implica fiducia, fiducia che deve essere rispettata e tutelata. Quando gli adulti incaricati di proteggerli non assumono questa responsabilità, i giovani pagano il prezzo più alto. I nostri nonni ci hanno custodito e garantito sicurezza: oggi spetta a noi fare lo stesso per le nuove generazioni.


Non è solo una questione di leggi o tribunali: è una questione morale. La vita di ogni giovane deve essere considerata più importante di qualsiasi incasso o interesse personale. La tragedia di Crans-Montana è un monito doloroso: gli adulti devono fare gli adulti, devono assumersi le proprie responsabilità e proteggere chi non può farlo da solo.


Conclusione


Il dolore delle famiglie, il lutto dei giovani e la rabbia per gesti di superficialità e egoismo devono spingerci a riflettere. La responsabilità adulta non è un concetto astratto: è concreta, si misura nelle scelte quotidiane, nelle azioni e nelle omissioni. Se non siamo noi adulti a tutelare le nuove generazioni, chi lo farà?


Le immagini di Jessica Moretti che se ne va con la cassa sotto il braccio mentre i ragazzi muoiono resteranno impresse nella memoria collettiva, come un monito della distanza tra la superficialità di alcuni adulti e il valore inestimabile della vita dei giovani.

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    Angela Nicoletti

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